Assicurazioni

All’interno del vasto panorama assicurativo, poniamo l’attenzione su due principali categorie delle cosiddette polizze “vita”: il Ramo I ed il Ramo III.
Il Ramo I è un’assicurazione sulla durata della vita umana, mentre il Ramo III è un’assicurazione le cui prestazioni principali sono direttamente collegate al valore di quote di organismi di OICR o di fondi interni ovvero ad indici ed altri valori di riferimento (a titolo esemplificativo le cosiddette Unit linked e Index linked).

Tra i vari elementi che è importante valutare e a cui far riferimento al momento della scelta c’è la “Gestione separata” che si ha nelle assicurazioni di Ramo I. Si tratta di fondi creati appositamente dalle società di assicurazione e distinti da quelli della compagnia nei quali vengono investiti i capitali dei clienti assicurati. Questo significa che se la compagnia di assicurazione fallisce, il capitale accantonato con le polizze è garantito ai clienti.

Le somme raccolte sono investite, prevalentemente, in titoli obbligazionari ed i prezzi dei suddetti titoli (per il principio del valore-costo storico) non sono soggetti alle oscillazioni dei mercati finanziari. Proprio per tale meccanismo le gestioni separate ad oggi hanno ancora un buon rendimento ma l’investitore deve essere accorto e tener presente che, se da un lato il fatto che le gestioni separate abbiano titoli con cedole alte e scadenze lunghe fa sì che il portafoglio al costo storico eviti i contraccolpi derivanti da un futuro aumento dei tassi di interesse, è altrettanto vero che mano a mano che i titoli con cedole anno scadranno il rendimento scenderà.

Ma il punto su cui l’investitore deve fare veramente attenzione è il fatto che le assicurazioni Ramo I offrono sì un rendimento minimo (tasso tecnico) allettante, ma i premi versati non sono interamente rivalutati. Infatti ad essere rivalutati sono i premi versati al netto dei costi.
A titolo di esempio se il tasso tecnico fosse pari all’1.5% ma i costi fossero pari al 3%, i premi rivalutati a fronte di un versamento di 100 euro sarebbero di 97 euro e quindi l’investitore subirebbe una perdita fin dal primo versamento!

Ma i costi e i rischi maggiori si hanno nel Ramo III. Sappiamo che le polizze index linked hanno due componenti: la prima è un’obbligazione zero coupon emessa da un soggetto diverso dalla compagnia assicurativa (esiste quindi un rischio controparte se l’emittente dell’obbligazione fallisce), la seconda è un’opzione finanziata in parte dagli interessi del bond (l’altra parte di interessi finisce nei costi di caricamento della polizza…).

E’ chiaro che se l’investitore volesse riscattare la polizza prima della scadenza e i tassi nel frattempo fossero saliti e l’opzione si fosse quasi azzerata a causa della lontananza dal target dell’indice sottostante collegato, l’investitore andrebbe incontro ad una forte perdita.

Tutto ciò per spiegare brevemente che, a fronte delle parole che utilizzano sempre i collocatori di tali polizze (impignorabili, insequestrabili, non rientranti nell’asse ereditario), l’investitore rischia di pagare un conto salatissimo qualora volesse riscattare la polizza unitamente ai già gravosi costi della polizza stessa.

Ecco perchè l’investitore, invece di acquistare un simile strumento, potrebbe semplicemente acquistare delle obbligazioni, prefissandosi una scadenza predefinita ed un tasso compatibile con i propri target di rendimento e utilizzare le cedole investendole in ETF in modo tale da garantirsi il capitale comunque e rischiando così solamente la parte relativa agli interessi, senza però incorrere in costi esorbitanti a favore esclusivo delle compagnie assicurative.

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