Cosa Sono Gli ETF E Come Selezionare I Migliori

Il motivo per cui ti stai chiedendo cosa sono gli ETF è molto probabilmente legato al fatto che stai cercando uno strumento di investimento valido ed efficiente.

Ti capisco, considerato che purtroppo in giro esistono una miriade di pseudo-strumenti finanziari, spesso catalogabili come ennesimo-bidone-da-evitare, e che non dovrebbero mai entrare all’interno del tuo portafoglio.

Voglio darti una notizia: quando investi i tuoi soldi sui mercati finanziari, devi evitare più che puoi la complessità e cercare invece riparo dietro il conforto della semplicità.

Ed ecco che entrano in campo gli ETF.

Da quando questi strumenti sono stati scambiati per la prima volta nel 1993 hanno portato una vera e propria rivoluzione all’interno del mondo degli investimenti, tanto da aver raggiunto recentemente gli oltre 4mila miliardi di valore di masse gestite.

 

etf

 

Ma magari non hai ancora avuto fortuna e potresti essere incappato in un intermediario che te li sconsiglia, confondendoti di fatto le idee.

Per questo motivo è il caso di fare chiarezza su alcuni punti chiave, per mostrarti come stanno realmente le cose.

Partiamo quindi immediatamente a parlare delle principali caratteristiche che rendono attualmente gli ETF uno degli strumenti in maggiore espansione sul mercato.

ETF: CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Gli ETF appartengono alla grande famiglia dei fondi comuni di investimento, anche se, nella realtà, ne rappresentano un’evoluzione.

Il loro nome, ETF, è un acronimo inglese che sta per Exchange Traded Fund e che in italiano si traduce con Fondo “Scambiato”.

Come sempre le parole sono importanti e, all’interno di quel “scambiato”, si nascondono tutte le potenzialità di uno strumento che si differenzia sostanzialmente dai normali fondi comuni di investimento.

Ci sono 2 caratteristiche fondamentali che rendono gli ETF speciali e che è bene che tu conosca:

  1. La gestione passiva.
  2. La quotazione in Borsa come un’azione.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

LA GESTIONE PASSIVA DEGLI ETF

Tecnicamente parlando, un ETF è uno strumento di replica passiva di un indice di riferimento.

Due considerazioni per capire cosa vuol dire questa frase che hai appena letto.

In generale, qualsiasi portafoglio di investimento deve sempre avere un termine di paragone per capire se ha creato valore nel tempo, oppure no.

Tale termine di paragone, in gergo tecnico, si chiama benchmark e, tipicamente, è rappresentato da uno dei vari indici che compongono il mercato.

Questo aspetto è molto importante, perchè per essere bravo, il tuo consulente, promotore o gestore dovrebbe mostrarti i risultati ottenuti dagli strumenti che ha selezionato per te, in relazione a come si è mosso un benchmark di riferimento (magari anche “adatto” alla strategia dello strumento..perchè scegliersi un benchmark comodo da battere è facile..).

Ecco, ti ho appena fornito una valida chiave per “sgamare” se l’operato di chi ti propone strumenti di investimento non sta aggiungendo valore al tuo portafoglio.

Ma torniamo a noi.

Devi sapere che, nel panorama degli strumenti a tua disposizione, puoi selezionare fondi comuni di investimento che hanno una gestione attiva e fondi che hanno una gestione passiva.

Cosa vuol dire tutto questo?

Vuol dire che quando la gestione è attiva, il gestore del fondo vuole battere i risultati del benchmark di riferimento, selezionando strumenti diversi.

Quando invece la gestione è passiva l’obiettivo è semplicemente replicarne l’andamento, acquistando gli stessi titoli.

C’è però una differenza sostanziale tra i due modi di costruire il fondo, ovvero la già citata struttura dei costi.

Nello specifico, la gestione attiva ti richiede commissioni mediamente più alte, per via del fatto che dover selezionare strumenti diversi per battere il benchmark di riferimento comporta un lavoro maggiore di analisi, approfondimento e monitoraggio.

Nella gestione passiva invece si tratta semplicemente di ricreare la stessa composizione di titoli presente nell’indice, perciò questi costi aggiuntivi non ci sono.

Per questo motivo gli ETF che replicano passivamente l’indice di riferimento sono degli strumenti estremamente convenienti ed economici.

Ma andiamo avanti, perchè c’è un altro fattore rilevante che devi conoscere.

ETF: QUOTATI IN BORSA COME AZIONI

Tutti sanno che la caratteristica principale dei fondi comuni di investimento, rispetto alle azioni, è l’effetto diversificazione.

Comprando in un colpo solo un quota di questo strumento puoi accedere contemporaneamente ad un insieme di titoli e di mercati, cosa che non è assolutamente possibile fare comprando una singola azione.

Ma i titoli azionari hanno un bel vantaggio sui fondi, in quanto possono essere negoziati continuamente sui mercati e con una velocità immediata.

I fondi comuni di investimento invece hanno una quotazione che avviene una volta al giorno, cosa che rende questo strumento poco reattivo alle veloci dinamiche dei mercati moderni.

Ed ecco che entrano in campo gli ETF che, essendo quotati e scambiati in continuazione proprio come le azioni, superano questo limite.

Il vantaggio è quello di avere a disposizione continuamente il prezzo a cui è possibile acquistarne o venderne una quota.

Stiamo quindi parlando di uno strumento di replica passiva, scambiato continuamente sul mercato, più economico di un normale fondo comune a gestione attiva e che ti permette di diversificare più facilmente il tuo portafoglio.

Indubbiamente si tratta di una soluzione interessante, anche se rimane fondamentale capire come selezionare i migliori in circolazione.

Infatti, ora che ti ho mostrato le principali caratteristiche, voglio spiegarti come fare a scegliere un ETF valido e adatto alle tue esigenze, perchè sì, non sono tutti uguali.

COME SELEZIONARE UN ETF

Quando vuoi selezionare un ETF devi considerare alcuni aspetti e assicurarti che siano in linea con le tue esigenze.

Questi aspetti sono:

  • La struttura dei costi
  • Il fattore liquidità
  • Il tipo di replica
  • Il Tracking Error
  • Accumulazione vs Distribuzione

Lascia che te li mostri uno alla volta.

LA STRUTTURA DEI COSTI

L’aspetto legato alle alte commissioni degli strumenti finanziari è ampiamente trattato in questo Blog (per approfondimenti puoi leggere qui, qui e qui).

Se prendiamo un ETF stiamo sicuramente parlando di uno strumento che può rendere efficiente la struttura dei costi, grazie a delle commissioni di gestione ridotte.

Basti pensare che possono arrivare a costare tra lo 0,05% e lo 0,50%, contro una media dei fondi comuni che in Italia oscilla tra l’1% e il 2,5% circa (per non parlare di casi “estremi”, purtroppo non così rari, in cui supera anche il 3% annuo!).

La differenza sembra piccola, ma la verità è che l’impatto sul risultato finale è decisamente alto.

Di fatto, anche solo pochi punti percentuali possono farti perdere lunghi periodi di capitalizzazione composta di interessi.

Non si scappa, l’incidenza dei costi è troppo importante per essere sottovalutata.

Ecco perchè Refees ha creato un calcolatore completamente gratuito e con il solo obiettivo di confrontare, controllare e fare emergere i costi eccessivi dei fondi comuni non efficienti, dandoti informazioni preziose sui tuoi investimenti.

Lo puoi usare per verificare che il tuo sia realmente conveniente.

Bene, andiamo avanti.

IL FATTORE LIQUIDITA’

La liquidità è un altro di quei concetti strani del mondo degli investimenti, ma da tenersi stretto come il proprio portafoglio, se si vuole scegliere un ETF veramente valido.

Per capire bene di cosa stiamo parlando è fondamentale sapere che se uno strumento finanziario non è abbastanza liquido, allora aumenta il rischio che si possano subire delle perdite date da un ribasso del suo prezzo, per via del fatto che ci saranno meno investitori disposti a comprarlo.

In questo caso ti ritroveresti a dover scegliere se tenere lo strumento in portafoglio con un valore inferiore o venderlo ad un prezzo più basso.

Stiamo quindi parlando di un rischio che diventa una sorta di costo indiretto.

E’ quindi sempre meglio selezionare un ETF che sia molto liquido, cioè meno rischioso.

Ma come si fa a scegliere un ETF liquido?

Semplice, dando un’occhiata al suo spread, cioè la differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita (vedi figura).

 

grafico spread bid ask etf

 

Se lo spread è piccolo, come in questo esempio (c’è una differenza di 0,02 centesimi), allora l’ETF è molto liquido, cioè molto scambiato e gli investitori saranno tutti felici e contenti.

Se invece lo spread è ampio, allora…Houston, abbiamo un problema!

Quando la liquidità scarseggia non è mai un buon segnale. Tienilo bene a mente!

IL TIPO DI REPLICA

Ora è un po’ come se entrassimo per un momento dentro Blade Runner (il famosissimo film di Ridley Scott), perchè dobbiamo distinguere tra gli ETF a replica fisica e quelli a replica sintetica.

Entrambi gli ETF portano a casa il risultato di replicare l’indice, ma il modo in cui lo fanno è molto diverso.

Gli ETF a replica fisica sono semplici, perchè proprio come dice il nome, prendono fisicamente al loro interno gli stessi titoli del benchmark che vogliono imitare. Punto e basta.

Gli ETF a replica sintetica invece seguono un percorso diverso.

Quando replicare fisicamente la composizione dei titoli è un’operazione costosa e complicata, allora si effettua uno scambio con una controparte, la quale si obbliga a restituire la performance dell’indice che si vuole replicare, in cambio di un paniere di titoli alternativo o di un “premio” per il lavoro svolto.

Questo scambio avviene mediante l’utilizzo di un contratto derivato detto swap.

Si lo so, sembra complicato, ma segui questo facile esempio per capire meglio di cosa si tratta.

E’ come se tu volessi comprare una scatola di cioccolatini, ma hai delle difficoltà ad andare nel negozio che le vende.

Allora chiedi aiuto ad un tuo amico che è in grado di comprarli più facilmente di te, perchè abita vicino al negozio.

Però, per farti questo favore, ti chiede in cambio una scatola di caramelle.

Allora tu compri le caramelle, lui i cioccolatini e poi vi incontrate a metà strada e ve le scambiate.

Ci siamo?

Ma visto che mi stai ancora seguendo, voglio farti addentrare ulteriormente nella tana del bianconiglio, per farti capire meglio cosa sono questi ETF sintetici.

Nello specifico, ne possiamo trovare di due tipi:

  • ETF sintetici funded
  • ETF sintetici unfunded

Negli ETF a replica sintetica funded i soldi dei sottoscrittori (io e te) vengono girati direttamente alla controparte che offre il rendimento di replica del benchmark, per il tramite di un contratto derivato swap (il famoso premio di cui ti parlavo prima).

Negli ETF a replica sintetica unfunded invece i soldi dei sottoscrittori vengono usati per acquistare un paniere alternativo di titoli (detto substitute basket…di fatto la scatola di caramelle), che viene offerto in cambio alla controparte per ricevere il rendimento di replica del benchmark.

A questo punto dirai: e a me cosa interessa questa distinzione puramente tecnica?

Bè ti interessa perché devi sapere che gli ETF a replica sintetica hanno un rischio in più rispetto a quelli a replica fisica.

Infatti, ti devi accollare anche il cosiddetto “rischio di controparte”, ovvero che chi ti offre la replica dell’indice possa fallire.

Però, dei due che ti ho indicato, gli ETF a replica sintetica funded riducono questo problema con un sistema di tutela.

Nello specifico, la controparte con cui si stipula il contratto swap offre dei titoli alternativi come garanzia dell’impegno che si prende a replicare l’indice di riferimento.

Questi titoli vengono messi in un conto deposito aperto presso una banca terza (detta “banca depositaria”), rappresentando un vero e proprio “pegno” fino anche al 120% del valore totale.

In questo modo, dovesse mai succedere qualcosa alla controparte, si possono utilizzare questi titoli per recuperare il valore dell’investimento.

Ci siamo? Ok, continuiamo.

IL TRACKING ERROR

Aldilà di tutto, quello che ti interessa veramente sapere è che la replica sia il più fedele possibile al benchmark.

E per verificare questo aspetto puoi controllare un indicatore specifico che si chiama Tracking Error.

Più è alto, più la probabilità che tu stai pagando per avere uno strumento inefficiente aumenta.

Però calma, un po’ di scostamento ci sarà quasi sempre.

Il motivo è che ci sono diversi fattori che portano a dei disallineamenti, a volte temporanei.

Chiaramente il punto è che la distanza rimanga minima e fisiologica, invece che sostanziale.

Tra i fattori che possono influire ci sono:

  • Lo stacco dei dividendi.
  • I costi delle transazioni effettuate.
  • Il livello di liquidità.
  • Il numero e la frequenza dei ribilanciamenti.

Tutto quello che determina un costo aggiuntivo può aumentare il divario tra l’ETF e l’indice di riferimento.

Il tracking error ti offre quindi un ottimo modo per verificare l’efficienza del tuo ETF.

Bene, continuiamo.

ACCUMULAZIONE VS DISTRIBUZIONE

Quando compri un ETF lo puoi trovare ad accumulazione o a distribuzione.

Abbiamo visto che stiamo parlando di un paniere di titoli.

Questo vuol dire che ogni tanto qualcuno di questi titoli offrirà un dividendo.

Bene, un ETF ad accumulazione semplicemente prende i dividendi raccolti dagli strumenti finanziari che lo compongono e poi li trattiene al suo interno reinvestendoli, senza distribuirli all’investitore.

Un ETF a distribuzione invece fa l’esatto contrario, ovvero prende i dividendi e te li distribuisce direttamente.

Ferma tutto, non saltare subito a conclusioni affrettate.

Ci sono pro e contro di entrambe le situazioni.

Se scegli un ETF ad accumulazione hai il vantaggio di non pagare le tasse sui dividendi, fino a quando non venderai la tua quota dell’ETF.

In questo modo hai un capitale più alto su cui far maturare ulteriori interessi nel corso del tempo.

Se invece scegli un ETF a distribuzione hai il vantaggio che ricevi regolarmente sul tuo conto corrente dei dividendi, anche se su queste cifre devi chiaramente pagare le tasse.

Puoi decidere di tenere i dividendi per te, oppure di reinvestirli, ma se fai quest’ultima cosa, ti ritroverai con un capitale inferiore su cui accumulare ulteriori interessi.

E già che parliamo di tasse, vediamo un ultimo aspetto rilevante.

ETF E FISCO: MATRIMONIO A META’?

Quando si parla di ETF non si può non menzionare il fatto che stiamo parlando di strumenti che hanno dei limiti quando si tratta di compensare le minusvalenze.

Penso che non sia rilevante addentrarsi nei meandri della normativa fiscale.

Quello che ti interessa sapere è che non puoi usare eventuali plusvalenze sugli ETF per compensare minusvalenze che derivano da altri fondi, azioni e obbligazioni.

Inoltre, al contrario, se subisci una minusvalenza in ETF non puoi usare un altro ETF per compensarla, ma solo azioni, obbligazioni o certificati. A meno che gli ETF siano inseriti in un mandato di gestione.

CONCLUSIONI

Ok, siamo arrivati in fondo a questo lungo ed approfondito articolo sugli ETF.

Oramai avrai capito anche tu che stiamo parlando di uno strumento che ha il vantaggio di essere economico, efficiente e di coniugare la diversificazione dei fondi comuni, con la dinamicità delle azioni.

Chiaramente bisogna saperli selezionare, soprattuto evitando quelli che presentano una struttura di costi elevata e sopra la media, oltre che una replica troppo distante dal benchmark di riferimento.

Selezionare gli strumenti finanziari giusti è fondamentale se vuoi costruire un portafoglio adatto alle tue esigenze di investitore.

Il rischio che corri è quello di rimanere incastrato con fondi e strumenti troppo costosi e inefficienti.

di Matteo Biancolini

Matteo BiancoliniMatteo Biancolini è investitore, consulente finanziario indipendente e imprenditore, fondatore di MyPecunia.com, il blog che nasce per aiutare le persone a gestire ed investire i propri soldi in modo efficiente e lontano da errori, truffe e dai conflitti di interesse di banche, promotori e intermediari finanziari.

 

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