E’ nata reFees!

E’ con entusiasmo che lanciamo oggi la nostra startup, reFees, che ha un chiaro e semplice obiettivo: far risparmiare commissioni agli investitori e portare più trasparenza nel rapporto cliente-intermediario finanziario.

Come e perchè è nato questo progetto? ReFees è nata perché ci siamo resi conto dell’esistenza di un problema sul mercato: nel corso dell’attività svolta all’interno di First Wealth Management, un Multi Family Office, analizzando i costi sui portafogli di vari prospect, abbiamo realizzato quanta inconsapevolezza ci sia nei risparmiatori italiani in merito all’esatto ammontare delle commissioni pagate sugli investimenti con la propria banca.

Molto spesso ci siamo trovati davanti a clienti stupiti (in senso negativo ovviamente), perché il reale valore di tali commissioni superava di gran lunga l’ammontare da loro percepito!

Sugli investimenti esistono infatti una serie di commissioni “esplicite”, che il cliente vede chiaramente perché addebitate dalla banca direttamente sul conto corrente, quali ad esempio le commissioni di negoziazione o le commissioni di sottoscrizione, ma anche una serie di commissioni “implicite”, che spesso non vengono completamente evidenziate dall’intermediario finanziario.

E purtroppo queste rappresentano la parte più consistente delle commissioni su un prodotto di risparmio gestito, arrivando anche a superare, in taluni casi, il 3% annuo. Senza contare i casi in cui tali prodotti siano inseriti all’interno di una gestione patrimoniale o di un prodotto assicurativo, dove, oltre alle commissioni sopra menzionate, si aggiunge un secondo livello di commissioni, andando a raggiungere dei livelli a dir poco “imbarazzanti”.

Da questa considerazione iniziale, da questo problema che riteniamo essere largamente diffuso, è nata reFees, startup innovativa fintech.

Oggi più che mai infatti, con i tassi ai minimi storici, riteniamo che sia di fondamentale importanza per l’investitore porre particolare attenzione a tutti i costi che gravano sui suoi investimenti, in modo da rendere più efficiente il suo portafoglio. Detenere infatti uno strumento che costa il 3% (o più) all’anno, con i tassi sul free risk che sono praticamente negativi, vuol dire partire già ad inizio anno con un gap difficile da colmare.

Si potrebbe argomentare che tali costi sono giustificati dal maggior valore aggiunto portato dal gestore attivo. Purtroppo non è così.

Altra considerazione che ci ha spinto infatti a lanciare questa iniziativa è il fatto che molti strumenti a gestione attiva (i fondi comuni di investimento o sicav, per intenderci, tanto presenti nei portafogli degli italiani) nel lungo periodo non riescono a battere il proprio benchmark in modo consistente.

Inoltre, molto spesso, la maggior parte dei gestori che si definisce attivo in realtà si discosta pochissimo dal benchmark di riferimento sottostante. Ad esempio,  secondo quanto riportato recentemente da una ricerca Morningstar, il  66% delle masse dei comparti di diritto italiano che investono in azioni europee presenta un active share inferiore al 60%, soglia al di sotto della quale un comparto può essere definito “finto attivo”.

Ciò vuol dire che tali strumenti addebitano al cliente commissioni molto alte adducendo la motivazione di essere fondi attivi, ma in realtà non si discostano assolutamente dall’indice di riferimento. A questo punto allora quello che conviene fare è comprare direttamente l’indice, ad un costo decisamente inferiore (mediamente 0,30%), tramite strumenti chiamati ETF.

Sono strumenti molto efficienti perchè permettono l’esposizione ad un’intera classe di investimento (diversificando quindi in modo ottimale il portafoglio), andando a replicare l’indice di riferimento, a costi molto contenuti rispetto ai fondi attivi (o finti attivi a questo punto).

Per informazioni più approfondite sugli ETF puoi leggere il nostro whitepaper.

Il problema è che i canali bancari tradizionali propongono tali strumenti in misura minima ai propri clienti, proprio per l’esiguità delle commissioni percepite dalla banca su tali strumenti. Ricordiamo infatti che le banche/intermediari finanziari ricevono una commissione di retrocessione sui prodotti di risparmio gestito collocati nei portafogli dei clienti ed è qui che nasce il vero conflitto di interessi….

ReFees prevede due livelli di servizio:

– Il primo livello è completamente gratuito ed anonimo; bastano un indirizzo mail ed una password per iscriversi. Con questo servizio l’utente può scoprire quanto sta realmente pagando sui suoi investimenti e la quantificazione del risparmio che potrebbe avere utilizzando strumenti più efficienti.

– Con il servizio Premium, invece, all’utente verrà indicato in modo preciso come potrebbe modificare il suo portafoglio per ottenere tale risparmio.

La “mission” che ci siamo posti è chiara: far risparmiare commissioni agli investitori e dare loro più strumenti per dialogare con maggior consapevolezza con la propria banca.

Vogliamo cambiare il mondo del risparmio gestito e far sì che il risparmiatore, avendo più mezzi a sua disposizione, non sia più oggetto di prevaricazione in tema di costi da parte delle banche.

E tu, sei sicuro di sapere quanto la tua banca ti stia facendo pagare? Iscriviti subito gratuitamente a reFees!! Bastano pochi click e pochi minuti per capire come liberarti da un pesante fardello di costi…….

wwww.refees.it

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