Fondi comuni di investimento Closet Trackers: la pratica scorretta per drenare impropriamente soldi dalle tue tasche.

I fondi comuni di investimento sono uno degli strumenti finanziari che piace di più agli italiani che vogliono investire una parte dei loro risparmi.

La verità però è che c’è un’insidia che si nasconde nel mondo del risparmio gestito e che rischia di cancellare tutti i benefici che si possono ottenere acquistando quote di questo strumento finanziario.

Questa insidia si chiama “closet trackers” e, anche se il nome non ti dice nulla, si tratta di fondi che applicano una delle pratiche più scorrette che si possano trovare all’interno dell’industria finanziaria, in quanto ha l’obiettivo di “drenare” impropriamente soldi dalle tue tasche, per metterli dentro quelle di chi gestisce (male) questi fondi comuni.

Ma procediamo con calma e vediamo questi aspetti uno alla volta.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: COSA NASCONDONO

I fondi comuni di investimento sono strumenti comodi da acquistare, semplici da capire e soprattutto in grado di rispondere alle principali esigenze di diversificazione.

Infatti, rappresentano spesso la scelta preferita di chi vuole raggiungere un buon equilibrio nel rapporto rischio/rendimento del proprio capitale investito.

E fin qui tutto bene.

Quello di cui però spesso non si è a conoscenza è che per ottenere un risultato soddisfacente, il tipo di gestione che viene applicata al fondo fa tutta la differenza di questo mondo.

Ora però ti chiedo: tu sapevi che potevi scegliere lo stile di gestione del tuo fondo comune di investimento?

E se lo sapevi, eri a conoscenza del fatto che potrebbero esserci fino al 15% di fondi che dichiarano sui propri documenti informativi di svolgere una gestione attiva (quindi comprensiva di costi più alti), mentre in realtà applicano una gestione passiva?

Del resto non c’è da stupirsi se si crea della confusione.

Quando te li presentano con i nomi più fantasiosi come LKCM Equity, Prime Cap Odissey Growth, Sound Shore Fund o Dodge & Cox Stock (?!?!?!?) diventa difficile capire cosa ci sia veramente dietro.

E’ quindi comprensibile finire per fidarsi del “consiglio” ricevuto in banca, dal promotore di turno o dall’amico intermediario, senza avere una reale consapevolezza di cosa distingue una gestione attiva da una gestione passiva di un fondo comune di investimento.

Ma questo purtroppo rappresenta un forte pericolo per te, perchè ti espone al rischio molto alto di veder ridurre il valore del tuo capitale investito, attraverso un bagno di sangue fatto di costi e commissioni oltre ogni limite immaginabile.

La pratica del “closet tracking” è infatti, oltre che eticamente scorretta, considerata illegale!

Scopriamo allora insieme se e come si può rimediare a questo problema, per evitare di lasciare migliaia di euro di rendimento sul tavolo, sotto forma di commissioni inutili, improprie ed inefficienti.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: GESTIONE ATTIVA VS GESTIONE PASSIVA

Nella vita il modo in cui spendi i tuoi soldi non è sempre uguale.

Siamo cresciuti tutti con l’insegnamento dei nostri genitori per cui “le cose di qualità hanno di solito un prezzo più alto”.

Infatti, ci sono alcuni acquisti per cui spendi poco, perchè fondamentalmente ti aspetti in cambio poco valore e, tutto sommato, vuoi risparmiare.

In altre situazioni, invece, sei disposto a spendere di più, consapevole che stai facendo un acquisto di qualità superiore.

Ecco, quando si parla di investimenti finanziari potrebbe apparentemente sembrare che si ripresentino le stesse logiche di ragionamento.

Ma è spesso una pura illusione…

Se decidi di investire in fondi comuni di investimento e affidare la gestione del tuo portafoglio ad un professionista qualificato, che magari si pone l’obiettivo di portare a casa un rendimento superiore alla media del mercato, alla fine sarà coretto pagarlo più degli altri, giusto?

Teoricamente si, ma nella pratica le cose non stanno proprio così.

Il motivo principale è che tale valore aggiunto deve essere effettivamente creato, non solo promesso. Lascia che ti spieghi meglio di cosa sto parlando.

Quando si tratta di investire in fondi, il Mondo si divide in due grandi famiglie.

Da un lato troviamo la famiglia della “gestione attiva”, mentre dall’altro lato c’è la famiglia della “gestione passiva”.

Per comprendere la differenza tra le due famiglie, devi sapere che per verificare se si è creato realmente valore da un investimento, non c’è altro modo se non prendere un punto di riferimento con cui confrontare il risultato ottenuto.

Non basta quindi sbandierare numeri mirabolanti, cerchiati a biro su un foglio pubblicitario.

Bisogna fare un paragone.

E’ un po’ come definire se una persona è alta o bassa. Come fai a dirlo?

Bè semplice, nella tua mente sai immediatamente dove si colloca il concetto di alto e il concetto di basso.

Questo ti deriva dal fatto che hai dei parametri di riferimento su cui basare la tua opinione.

Perciò quando valuti l’altezza di una persona (o la tua) ti rapporti a questi parametri per definire a quale categoria appartiene.

Ecco, per quanto riguarda gli investimenti finanziari è la stessa cosa.

Bisogna sempre prendere un punto di riferimento OGGETTIVO con cui paragonare la gestione del fondo comune che si è acquistato, al fine di capire se tale fondo ha fatto bene o ha fatto male.

Questo punto di riferimento ha un nome e si chiama BENCHMARK.

Un benchmark è generalmente un determinato indice (come ad esempio lo S&P 500 o il FTSE MIB, oppure un indice rappresentativo del mercato obbligazionario) e dovrebbe essere sempre indicato dal gestore del fondo comune di investimento all’interno dei fogli informativi (il KIID, che va sempre letto fino in fondo).

Dico “dovrebbe”, perchè uno studio effettuato dalla società Better Finance (organizzazione non governativa a tutela degli interessi dei cittadini europei) ha dimostrato che il 57% del campione da loro esaminato non dichiara alcun benchmark.

E quindi come si fa a capire se è stato creato un extra-rendimento?

Gli piace vincere facile a questi gestori…

Ma riprendiamo la differenza tra i due stili di gestione.

Quando siamo di fronte ad un fondo a gestione attiva, il gestore si applica e mette tutte le sue competenze per cercare di portare a casa un risultato (rendimento) migliore di quello del benchmark di riferimento.

D’altronde, per riuscire a battere un benchmark occorrerà che il gestore cerchi di scostarsi dal medesimo, mettendo in campo la sua expertise per portare questo extra-rendimento per cui è pagato!

Nel caso contrario invece, di fronte ad un fondo a gestione passiva, il gestore si limiterà a replicare la composizione di strumenti del benchmark, per seguirne l’andamento, senza troppi scostamenti. Il lavoro da fare è ridotto, quindi anche i costi devono essere più bassi.

Per dare un’idea, il costo (spese correnti) di un fondo comune di investimento può arrivare anche a superare il 2,5% annuo, mentre il costo medio di un prodotto passivo (ETF) si aggira ormai intorno allo 0,25% annuo.

So già cosa stai pensando: “Bè, se voglio ottenere un rendimento interessante, tanto vale provare una gestione attiva e cercare di battere il benchmark.”

Ecco, allora forse è meglio puntualizzare alcuni concetti chiave.

Cercare di battere il benchmark non è una cosa semplice, anzi, è un’attività molto difficile e complessa.

A tal proposito, diverse ricerche hanno dimostrato che il numero di gestori attivi in grado di riuscirci è veramente esiguo.

Non solo, magari riesci anche a trovare il gestore bravo che porta a casa il risultato quest’anno, ma un investimento finanziario andrebbe valutato su un periodo abbastanza lungo (nel suo studio Refees ha considerato solo fondi con una track-record di almeno 5 anni), perchè altrimenti non si sa se è stata bravura oppure soltanto fortuna.

L’evidenza è che il numero di gestori che riesce a battere il proprio benchmark ripetutamente nel corso del tempo è molto basso, anzi bassissimo.

Refees ha effettuato una ricerca qualitativa su circa 26.000 fondi comuni di investimento e Sicav distribuiti in Italia e ha riscontrato che solo il 10% circa di gestori è riuscito a portare reale valore nel tempo.

E questo punto solleva un problema non da poco, che è appunto quello dei costi.

Se io pago una commissione aggiuntiva ad un gestore attivo, affinché mi porti a casa una performance superiore al benchmark di riferimento e poi questo rendimento extra non arriva…Houston abbiamo un problema!

Per sapere se il tuo fondo è un fondo di valore o rientra nell’altro 90% puoi usare il tool gratuito ed anonimo di Refees e controllare.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: I FINTI FONDI A GESTIONE ATTIVA

Ed eccoci arrivati a parlare dei closet trackers.

In un contesto già di per se complesso, alcuni soggetti hanno pensato bene di aggiungere benzina sul fuoco e trovare il raggiro perfetto, ovvero spacciarsi per gestione attiva e poi operare come gestione passiva.

Geniali!

In questo modo il fondo riesce a percepire lo stesso commissioni più alte, senza nemmeno dover fare lo sforzo di provare a superare il benchmark.

Questi fondi si chiamano closet trackers e la pratica ha un nome preciso, cioè closet indexing o index hugging.

A tal proposito, come già detto in un precedente articolo l’ESMA (l’autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) ha effettuato una ricerca su un campione di 2.600 fondi, per verificare quanto siano diffusi i closet trackers e ha trovato che la percentuale di gestione passiva spacciata per gestione attiva si aggira potenzialmente tra il 5% e il 15%.

Però, nonostante le pressioni ricevute, l’ESMA non ha voluto rilasciare i nomi dei fondi coinvolti in questa attività.

A fare ciò vi ha pensato Better Finance, pubblicando una lista dei principali indiziati, che puoi trovare qui.

Del resto vogliamo biasimarli?

Il richiamo delle commissioni da raccogliere è evidentemente troppo forte per la rete di vendita e per una parte inefficiente dell’industria del risparmio gestito.

In un precedente articolo di questo blog si parlava del livello delle commissioni applicate sui fondi comuni di investimento ed è stato mostrato uno studio di Morningstar che indica come in Italia queste siano fino al 40% più care, rispetto al resto d’Europa.

Si, hai letto bene…Q-U-A-R-A-N-T-A %. Molte delle quali implicite nel prodotto, quindi non facilmente visibili da risparmiatore.

Bene ma non benissimo…

Se vuoi calcolare precisamente quante commissioni REALI stai pagando in questo momento sui fondi comuni di investimento presenti nel tuo portafoglio ti consiglio di utilizzare il calcolatore gratuito di Refees.

Ora, quando ti posizioni su un livello di costo così alto, delle due l’una:

  • Sei un campione assoluto della selezione degli strumenti finanziari, in grado di superare brillantemente la media dei rendimenti del mercato.
  • Il rapporto qualità prezzo è estremamente sbilanciato e ti fai pagare come un diamante quando sei un semplice zircone.

Il dubbi rimane….

I GESTORI ATTIVI SONO REALMENTE IN GRADO DI CREARE VALORE SOTTO FORMA DI EXTRA-RENDIMENTO NEL TEMPO?

Per rispondere guarda questa immagine pubblicata dal Financial Times (quindi non “falce e martello”) la quale indica la percentuale di fondi a gestione attiva in Europa che NON è riuscita a battere il suo benchmark, a distanza di 1, 3 , 5 e 10 anni dall’inizio dell’investimento.

Non so se noti che già al 1° anno si toccano anche picchi del 70%.

 

istogramma percentuale dei fondi che battono il benchmark

 

Ora, io ti auguro che tu sia tra quel 30% di fortunati che hanno invece trovato il gestore attivo bravo e performante, ma siamo sicuri che sarà capace di replicare i suoi risultati nel corso del tempo?

L’articolo del Financial Times mette in evidenza come nel lungo periodo l‘86% (!) dei gestori attivi alla fine non sia riuscito a portare quell’extra-rendimento per cui tali gestori sono lautamente pagati.

Addirittura i poveri olandesi si sono ritrovati con NESSUN gestore attivo in grado di portare quell’extra-rendimento promesso nell’arco temporale di 5 anni!

Però le commissioni per la gestione attiva le hanno pagate tutte.

E in Italia? Come si comportano i gestori nostrani?

Come già ampiamente discusso all’interno di questo articolo, uno studio effettuato da Milano Finanza ha svelato che solamente poco più del 20% dei gestori attivi italiani di fondi comuni di investimento è riuscito a battere il suo benchmark.

E speriamo che nel restante 80% siano tutti realmente attivi e non ci siano dei closet trackers.

Perciò, se te lo stavi chiedendo, la risposta è NO, in Italia non siamo più bravi degli altri.

FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO: CONCLUSIONI

Perciò ricapitoliamo.

Quando scegli la strategia di investimento dei tuoi risparmi puoi optare per l’acquisto di strumenti come i fondi comuni di investimento a gestione attiva oppure puoi utilizzare fondi passivi, che semplicemente replicano l’indice sottostante (e ti spiegheremo a breve perchè sono più efficienti, anche se da questo articolo una prima idea dovresti essertela fatta..).

Se scegli quelli a gestione attiva pagherai commissioni più alte, ma senza avere la promessa di ottenere un rendimento maggiore rispetto alla gestione passiva.

Le commissioni, spesso e volentieri, le paghi nei fondi attivi comunque per buona parte sotto forma di costi impliciti e nascosti, cosa che rappresenta una zavorra importante nella riuscita finale di un investimento finanziario.

In alcuni casi sono talmente alte che annullano completamente il risultato ottenuto dal fondo.

Non solo, potresti perfino incappare in un gestore che ti dice di essere attivo, ti prende le relative commissioni, per poi applicare tutte le normali regole della gestione passiva, cosa che potevi tranquillamente ottenere con strumenti nettamente meno costosi.

Io se fossi in te un’occhiata sotto il cofano del mio fondo comune di investimento utilizzando ReFees la darei…così, giusto per avere la sicurezza di non essere inciampato in un closet tracker che ti stia drenando denaro come un buco nel lavandino.

di Matteo Biancolini

Matteo Biancolini

Matteo Biancolini è investitore, consulente finanziario indipendente e imprenditore, fondatore di MyPecunia.com, il blog che nasce per aiutare le persone a gestire ed investire i propri soldi in modo efficiente e lontano da errori, truffe e dai conflitti di interesse di banche, promotori e intermediari finanziari.

 

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