Il Conflitto Di Interessi E La Cultura Finanziaria

Ogni anno milioni di risparmiatori italiani pagano cifre esorbitanti a banche ed sgr per avere i loro prodotti nel proprio portafoglio.

Il mercato è mercato….si dirà….ma siamo sicuri che ai risparmiatori venga offerta una vasta gamma di prodotti efficienti oppure dietro l’angolo c’è sempre il fantomatico conflitto di interessi?

Basterebbe fare tre semplici domande ai risparmiatori:

  1. Quali strumenti ti sono stati offerti dalla tua banca per costruire il tuo portafoglio?
  2. Se ti sono sono stati offerti dei fondi/sicav (evento probabile nella quasi totalità dei casi…), ti sono stati evidenziati i costi che devi sostenere durante l’anno su tali strumenti?
  3. Ti è stato proposto un portafoglio di allocazione delle tue risorse utilizzando strumenti meno cari dei fondi, ad esempio con ETF?

“ETF?? E cosa sono?”….ci sembra già di sentire la risposta del risparmiatore medio (avendola udita molte volte nella nostra attività all’interno di un multi-family office).

Risparmiatore medio che ovviamente, non essendo la finanza il suo lavoro, è spesso ignaro dell’esistenza di strumenti più efficienti e meno costosi….

Il tema è complesso: è principalmente il risparmiatore italiano ad avere una cultura finanziaria poco “spiccata” oppure sono gli intermediari finanziari a non riuscire a trasmettere questa cultura al risparmiatore?

Probabilmente sono vere entrambe le risposte ma il conflitto di interessi gioca una parte importante per far pendere l’ago della bilancia sulla seconda affermazione: se infatti le banche/distributori/promotori proponessero al risparmiatore tutte le possibilità (sia quelle per loro più remunerative per loro, sia quelle meno…) e soprattutto illustrassero i prodotti insegnando loro le caratteristiche tecniche, il sottostante di riferimento, lo stile di gestione, I COSTI, etc……, sicuramente l’investitore italiano sarebbe più consapevole e pronto per effettuare le scelte che ritiene più corrette e adatte al proprio profilo.

Il problema rimane sempre la “remunerazione”: tanto più alta è la commissione di gestione, tanto più gli intermediari guadagnano con le retrocessioni, un sistema sbilanciato in cui a pagare il conto sono sempre i risparmiatori.

Intendiamoci: è giusto che il risparmiatore sostenga dei costi per i prodotti finanziari che detiene in portafoglio, ma perché in Italia tali costi sono spropositati rispetto agli altri Paesi?
A tal proposito uno studio di Morningstar ha evidenziato come il nostro Paese sia l’unico in Europa dove le commissioni sui fondi comuni sono aumentate anziché diminuire negli ultimi anni!

Perché questo sistema aiuta a tenere a galla le banche e le loro reti di distribuzione in un momento di tassi molti bassi e quindi di bassi margini ma, di contro, continua ad impoverire il risparmiatore?

La maggior parte dei risparmi investiti va infatti a remunerare chi consiglia e vende prodotti finanziari e ha la relazione diretta con il cliente: reti bancarie e di promotori, i cosiddetti “distributori”.

Facciamo un esempio per far capire perché un fondo può costare in media l’1,5% (ma molti superano anche il 2% all’anno) mentre un ETF costa all’investitore in media un quinto rispetto al fondo (alcuni hanno commissioni annue sotto lo 0.10% e quindi un quindicesimo!!!).

Il soggetto che crea il fondo e lo gestisce (non entriamo nel merito di una gestione attiva ben fatta o sotto benchmark, per questo vedi il post dedicato all’argomento) in realtà percepisce solo una piccola parte di questa commissione che, guarda caso, è la stessa che percepisce chi crea un ETF; il resto della commissione viene spartita dai distributori (banche e reti).

Quindi più di due terzi della commissione totale: queste somme si chiamano appunto “retrocessioni”.

In questo modo viene remunerata la parte finale della catena: gli intermediari che hanno gli accordi per distribuire i fondi e le reti che hanno la relazione diretta con il cliente.

Un’anomalia tutta italiana quella di avere una catena di distribuzione così cara….basti pensare che certe case di investimento decidono di non distribuire i propri prodotti in Italia proprio per questo motivo!

Ma non finisce qui perché spesso questi fondi vengono inseriti all’interno di gestioni patrimoniali (con altri costi on top) e/o di polizze assicurative (e qui i costi diventano imbarazzanti…).

In più alcuni fondi applicano un’ulteriore balzello: la commissione di performance (calcolata su base trimestrale!).

Tale commissione sta diventando la voce predominante nel bilancio di alcune società prodotto (vedi articolo di Moneyfarm) e (grazie a meccanismi particolari di cui spesso l’investitore è ignaro) vengono applicate anche quando non c’è una reale performance per il risparmiatore!

E i risparmiatori pagano per tutti!!

E infine, volete sapere qual il prodotto più remunerativo per i distributori? La polizza assicurativa che contiene al proprio interno i fondi comuni di investimento. E quanto pesano ovviamente le “gestioni assicurative” sul totale del risparmio gestito in Italia??

Basta leggere i dati di Cubo Assogestioni : più di un terzo del risparmio gestito in Italia (687 miliardi di euro su un totale di 2000 miliardi appena superato a fine aprile 2017) appartiene alla categoria “gestioni assicurative”!!!!!

Non è semplice calcolare l’ammontare complessivo delle commissioni pagate in Italia dai risparmiatori ma prendendo come riferimento una commissione media dell’1.3-1.5% (per rimanere bassi, perché esistono fondi di alcune case che superano tranquillamente il 3% annuo!) stiamo parlando di un esborso dei cittadini italiani di circa 25 miliardi di euro all’anno.

Si tratta di quasi l’1.5% del Pil italiano, quasi sette volte tanto l’ammontare della manovra bis chiesta da Bruxelles all’Italia per la correzione dei conti!!!

Alcune società si stanno muovendo sul fintech, una buona idea per offrire soluzioni a prezzi più vantaggiosi, ma il sistema purtroppo ancora non al passo coi tempi delle banche e delle reti italiane stenta ad adeguarsi, soprattutto perché ancora sollazzato dai guadagni che entrano nelle casse; un comportamento questo che sta ancora portando benefici nel breve termine, ma l’occhio miope o peggio accecato dal guadagno a breve termine porterà sicuramente a delle problematiche future che verranno pagate a caro prezzo, rimanendo indietro rispetto ad altri Paesi.

Con l’arrivo di Mifid2 si spera che il mercato diventi più efficiente e gli obblighi informativi rendano il risparmiatore più consapevole di quanto stia pagando, mettendolo di fronte ad una scelta: continuare a strapagare alcuni di questi strumenti che periodicamente vengono offerti dalla maggior parte di promotori e banche oppure rivolgersi a degli intermediari indipendenti che scelgono prodotti efficienti e meno costosi. …..E già che ci siamo insegnino un po’ di “cultura finanziaria”, senza conflitto di interessi!!!

Noi di reFees abbiamo lanciato uno strumento che ha l’obiettivo di iniziare a portare un po’ di trasparenza nei confronti del risparmiatore. Caricando infatti (in modo anonimo e gratuito) il proprio portafoglio sulla nostra piattaforma è possibile sapere quanto si sta attualmente spendendo con i prodotti in proprio possesso.

A breve lanceremo inoltre un servizio che permetterà di conoscere nel dettaglio quali strumenti del proprio portafoglio potrebbero essere ottimizzati, perché direttamente sostituibili con ETF ed il risparmio che si otterrebbe annualmente.

Segnaleremo inoltre quali sono quei fondi comuni di investimento (ahimè purtroppo pochissimi dai risultati che abbiamo ottenuto) per cui il gestore si è dimostrato molto bravo nel corso del tempo, battendo costantemente il proprio benchmark.

Vogliamo quindi dare al risparmiatore più informazioni possibili perché possa prendere decisioni consapevoli sui propri risparmi.

Registrati ora anche tu ed unisciti alla rivoluzione fintech.

E, soprattutto, inizia a risparmiare!

Vuoi entrare in contatto con un consulente indipendente (quindi privo di conflitti di interesse) della tua zona per parlare delle tue esigenze ed evitare di incorrere in costi inutili? Compila il form sottostante, è completamente gratuito e senza impegno da parte tua. I tuoi dati non verranno utilizzati per nessun altro motivo (promettiamo di non inviarti spam, la odiamo anche noi!); il nostro unico obiettivo è metterti in contatto con un esperto locale (in modo che tu ci possa parlare di persona), a cui potrai spiegare le tue esigenze, senza nessun tipo di impegno.

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