PIR: Conviene Investire Oppure No?

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) sono una nuova soluzione di investimento che è arrivata in Italia ad inizio 2017 a seguito di una moda già in vigore in altri Paesi Europei (Francia ed Inghilterra).

Molto probabilmente ti stai chiedendo anche tu se conviene investire utilizzando questo strumento, perciò continua a leggere perchè voglio rispondere proprio a questa domanda.

PIR: COSA SONO E COME FUNZIONANO

L’idea che sta dietro a questi strumenti finanziari è molto semplice: sostenere l’economia del Paese utilizzando degli strumenti che permettano ai risparmiatori di investire i loro soldi nel capitale delle piccole e medie imprese.

A conti fatti si vuole investire su quelle realtà che rappresentano il vero motore dell’economia italiana.

Si tratta quindi di una soluzione che cerca di portare valore sia alle aziende che ai risparmiatori.

Nello specifico, potresti pensare ai PIR come a dei contenitori, al cui interno vanno inseriti degli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi, polizze ecc…) che compongono il tuo portafoglio di investimento.

Per far si che venga rispettato l’obiettivo di sostenere il tessuto economico italiano ci sono però alcuni vincoli da rispettare quando si selezionano gli strumenti finanziari che vanno inseriti all’interno dei PIR.

Ciò che è fondamentale capire è che prima di prendere una decisione è importante entrare nel merito, per verificare quali sono le caratteristiche, i vantaggi e gli svantaggi di investire utilizzando questo strumento.

Potresti scoprire che non è sempre oro quel che luccica…

Ma non perdiamo altro tempo e vediamo insieme di cosa si tratta.

PIR: CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Per descrivere cosa sono i PIR rispondo direttamente alle domande più frequenti sull’argomento.

Chi può investire nei PIR?

Innanzitutto devi sapere che, attualmente, questo strumento di investimento è dedicato solamente alle persone fisiche.

Nessuna impresa o persona giuridica può quindi utilizzarli.

Dove investono i PIR?

Come ho già anticipato, i PIR investono prevalentemente nell’economia italiana e, nello specifico, sulle Piccole e Medie Imprese.

Si ritengono valide anche le aziende di matrice europea che però abbiano la loro attività prevalente nel nostro Paese.

Per capirci, sono considerate piccole e medie imprese tutte quelle aziende che hanno meno di 250 dipendenti e un fatturato inferiore ai 50 milioni di €.

In pratica stiamo parlando della maggior parte delle aziende che popolano il nostro Paese e che continuano a creare ricchezza e posti di lavoro.

Ci sono però alcuni parametri da rispettare.

Per ovvie ragioni, un PIR potrà investire solo sulle PMI che sono quotate e, nello specifico, dovrà arrivare a coprire almeno il 70% del contenitore con tali strumenti di investimento.

Inoltre, di questo 70%, un 30% (cioè il 21% del capitale totale) non deve essere investito nelle società quotate sul FTSE MIB, il principale indice di Borsa Italiana.

Bisognerà quindi andarle a selezionare negli indici specifici per le PMI italiane, come l’AIM, lo Star o il MidCap.

Il restante 30% del contenitore invece può essere investito selezionando liberamente gli strumenti da utilizzare.

Ci sono dei vantaggi fiscali se utilizzo i PIR?

Si, ci sono.

Uno dei principali vantaggi di utilizzare questo strumento per investire i propri risparmi è l’esenzione totale dalle imposte sui redditi che si ottengono dall’investimento.

Però per ottenerlo devi mantenere il tuo capitale nel PIR per non meno di 5 anni.

A questo si aggiunge poi un ulteriore vantaggio, in quanto non è presente la tassa di successione e donazione sulle somme investite.

Ci sono dei vincoli temporali per investire nei PIR?

Come abbiamo appena visto, investire nei PIR ha senso solo se lo fai per almeno 5 anni di fila.

Perciò non c’è alcun motivo di sfruttare un PIR se poi non si tengono vincolate le somme per il tempo necessario ad ottenere lo sconto fiscale.

Infatti, se decidi di interrompere l’investimento prima del tempo, sarai costretto a pagare tutte le tasse arretrate, oltre agli interessi di mora.

Non proprio un buon affare.

Ci sono dei limiti di importo per investire in un PIR?

Si, esistono dei limiti sia verso il basso che verso l’alto.

Per poter utilizzare questo strumento e avere accesso ai vantaggi fiscali devi investire almeno 500 € all’anno, mentre il limite massimo sono 30.000 €.

Perciò, in totale, non puoi investire più di 150.000 €, nel corso dei 5 anni.

Ok, abbiamo visto tutte le principali caratteristiche tecniche, ma questo non ti ha aiutato a capire l’unica vera cosa che conta: ma conviene investire nei PIR?

PIR: CONVIENE INVESTIRE?

Ad una prima occhiata potrebbe sembrare che questo strumento sia di fatto molto conveniente.

Il problema rimane però sempre lo stesso, ovvero utilizzare dei parametri corretti per fare delle scelte di investimento efficienti.

Se guardiamo sempre e solo ai vantaggi fiscali o all’aspetto emozionale legato al fatto di investire nelle imprese italiane, rischiamo di prendere delle decisioni che non rispecchiano le nostre reali esigenze di investimento.

Per selezionare gli strumenti di investimento efficienti si devono sempre tenere in considerazione i seguenti parametri:

  • Rapporto rischio/rendimento
  • Orizzonte Temporale
  • Costi

Perchè allora non li utilizziamo subito per valutare la qualità di un investimento in un PIR?

Rapporto rischio/rendimento

Da un’analisi fredda e oggettiva, ci si accorgere immediatamente di come i PIR siano uno strumento finanziario che ha un alto livello di concentrazione di rischio in un’unica tipologia di imprese e in un’unica area geografica.

Avere il 70% del proprio capitale investito sulle PMI italiane è una scelta che deve essere fatta con molta cautela.

Questo non è un giudizio di merito sulle PMI italiane, ma un ragionamento obiettivo di diversificazione di un portafoglio di investimento.

Le normali regole di diversificazione dicono di distribuire in modo più eterogeneo le risorse a disposizione, per abbassarne i rischi collegati.

Se si decide di investire nei PIR bisogna quindi essere consapevoli che si sta costruendo un portafoglio che sarà almeno al 70% concentrato sulle aziende italiane di piccola e media dimensione (ma potrebbe essere di più se si aggiunge anche una parte del restante 30%).

E’ quindi necessario avere una forte convinzione del fatto che nei 5 anni davanti a se (minimo) l’economia italiana cresca positivamente e senza recessioni, scossoni o ricadute.

Anche perchè se il PIR non porta a casa dei rendimenti positivi, il vantaggio fiscale non può avere alcun effetto.

Orizzonte temporale

Come abbiamo visto, per ottenere il vantaggio fiscale non si può liquidare l’investimento prima di 5 anni.

Questo blocca l’orizzonte temporale e lo fissa su questa scadenza.

Ciò significa che stiamo parlando di cifre che non devono essere smobilizzate per nessun motivo prima del termine.

E’ quindi importante avere i propri obiettivi temporali di investimento allineati con le rigidità imposte dai PIR.

Costi

Veniamo alle note dolenti.

Quando vai al supermercato e compri dei prodotti in scatola sai benissimo che hai un ricarico sul prezzo finale, dato dal costo della confezione e dell’imballaggio.

Se decidi di investire nei PIR la logica è pressoché la stessa.

Essendo un contenitore che si applica intorno ad una selezione di strumenti finanziari è più che logico aspettarsi un sovraccarico di costi.

Certo, c’è modo e modo di affrontare questo aspetto…

Come già spiegato in un precedente articolo di questo Blog, i costi sono una delle minacce più pericolose nella riuscita finale di un investimento.

Per evitare di rimanere incastrati nel solito buco nero mangia-soldi del risparmio gestito è quindi meglio fare assolutamente attenzione al livello di alcune commissioni specifiche.

Vediamo subito quali sono.

1. Le commissioni di ingresso o di sottoscrizione

Questi costi rappresentato spesso un’enorme barriera all’ingresso, perchè vengono decurtati direttamente dal capitale utilizzato per investire, prima ancora di cominciare.

In questo modo si riduce la capacità di generare valore nel corso del tempo.

Il loro peso ha quindi un impatto superiore rispetto al resto delle commissioni applicate.

Non ci siamo proprio.

2. Le commissioni di gestione

Questi costi rappresentano ciò che l’intermediario riceve per il lavoro di gestione che svolge sul veicolo di investimento.

Uno studio di Mediobanca sui PIR ha mostrato che il costo medio imposto sui patrimoni gestiti ammonta a circa l’1,3% (in crescita).

Attenzione, perchè 1,3% è il dato medio e ciò significa che alcuni PIR presentano delle strutture di costi anche più alte e decisamente fuori da ogni logica.

Tra l’altro i PIR potrebbero essere realizzati con strumenti molto efficienti come gli ETF, con un costo decisamente inferiore (il costo medio annuo di un ETF si attesta intorno 0,3%). Il problema è che per chi li vende sono più convenienti quando includono fondi costosi…

Ma non finisce qui.

3. Le commissioni di performance

Queste commissioni vengono percepite in base all’andamento del fondo o dello strumento utilizzato.

I calcoli effettuati per applicarla sono spesso complessi e soprattutto non uniformi, cosa che rende estremamente difficile riuscire ad avere un quadro esaustivo di quanto si va effettivamente a pagare.

Purtroppo non vengono nemmeno comprese all’interno degli indicatori sintetici di costo, cosa che le rende ancora più insidiose da individuare.

Il punto è che non possono essere ignorate quando si fa una valutazione completa degli strumenti da utilizzare per investire i propri soldi.

4. Le commissioni di rimborso o di uscita

Purtroppo manca all’appello un’altra commissione.

Per non farsi mancare nulla, chi gestisce i PIR potrebbe applicare anche delle odiose commissioni in caso chiusura dell’investimento prima del tempo prestabilito.

Fai quindi molta attenzione a questo tipo di costi che andrebbero comunque negoziati e fatti annullare.

Cosa ne dici, vogliamo dare un’occhiata ad un esempio concreto?

Guarda questa immagine presa da una Nota Informativa di uno dei PIR che vengono proposti attualmente.

 

PIR costi

 

Pronti via si parte con un -4% sulle somme versate.

In più le spese correnti (che includono varie voci di costo, tra cui le spese di gestione) sono dell’1,88%.

E’ abbastanza immediato intuire che senza nemmeno considerare le commissioni di performance, questo PIR deve decisamente portare a casa un buon rendimento se vuole creare valore per l’investitore!

PIR: CONCLUSIONI

L’idea che sta dietro i Piani Individuali di Risparmio è quella di mettere insieme le esigenze di investimento dei risparmiatori italiani con quelle di finanziamento delle piccole e medie imprese.

Al di là dell’effetto emotivo, un investimento dovrebbe essere valutato con parametri oggettivi, che comprendono rischi e costi dell’operazione.

Dal punto di vista dei rischi stiamo parlando di una forte concentrazione sul Paese Italia, cosa che va valutata attentamente, per capire se rientra nella propria strategia di investimento.

In secondo luogo c’è il forte pericolo di rimanere incastrati nella solita rete di costi e commissioni tipiche dell’industria del risparmio gestito e vedere sfumato tutto il vantaggio fiscale, che rimane sempre l’unico vero amo per attirare i risparmiatori.

In fase di valutazione potrebbe essere una buona idea quella di valutare i reali costi degli strumenti inseriti all’interno di un PIR, utilizzando il calcolatore completamente gratuito di Refees.

In questo modo si riesce ad ottenere un’informazione corretta e soprattutto indipendente.

di Matteo Biancolini

Matteo BiancoliniMatteo Biancolini è investitore, consulente finanziario indipendente e imprenditore, fondatore di MyPecunia.com, il blog che nasce per aiutare le persone a gestire ed investire i propri soldi in modo efficiente e lontano da errori, truffe e dai conflitti di interesse di banche, promotori e intermediari finanziari.

 

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