Polizze Unit Linked: da buttare o da utilizzare?

La risposta è: dipende…..!!!

Vediamo il perché.

Cosa sono innanzitutto le polizze unit linked?

Tali tipi di polizza sono uno strumento assicurativo-finanziario destinato ai risparmiatori che intendono investire nel medio-lungo periodo massimizzando i vantaggi dell’investimento finanziario con i benefici di una polizza vita.

Le polizze vita unit linked, le cosiddette ramo III, si differenziano dai prodotti assicurativi tradizionali in quanto attraverso questi strumenti il contraente può investire in fondi (ecco la parte finanziaria), per una durata pari alla propria esistenza in vita (per questo motivo lo strumento è associato alla polizza vita).

La definizione di unit linked deriva dal fatto che il loro valore è strettamente legato a quello delle quote dei fondi in cui il risparmiatore ha investito, fondi che possono essere interni (e cioè della Casa) o esterni (di altre società prodotto).

Quali sono i principali vantaggi della parte assicurativa?

Sicuramente quelli sbandierati apertamente dai “venditori” di questa tipologia di polizze e cioè l’impignorabilità, l’insequestrabilità e la fuoriuscita dall’asse ereditario.

La pianificazione successoria è soprattutto la motivazione principale che spinge l’investitore a sottoscrivere questo prodotto assicurativo.

Vi è poi anche un vantaggio “fiscale”: innanzitutto le plusvalenze realizzate si contabilizzeranno solamente nel momento del riscatto della polizza (in caso di morte del contraente inoltre il beneficiario non dovrà neppure pagare eventuali plusvalenze) e poi durante la vita della polizza minusvalenze e plusvalenze si possono compensare.

A leggerla così, effettivamente, la polizza unit linked sembrerebbe uno strumento ottimale per l’investitore ed effettivamente lo è MA……….MA ANALIZZANDO BENE IL PRODOTTO SI SCOPRE CHE NON E’ TUTTO COSI’ POSITIVO!

Perché?

Iniziamo dai numeri: sul totale di massa del risparmio gestito in Italia di 2.000 miliardi, poco più di un terzo è racchiuso nel comparto assicurativo e il 7,5% sul totale (all’incirca 150 miliardi di euro) è rappresentato dalle Unit Linked.

Da cosa deriva questo boom? Di colpo il risparmiatore italiano si è accorto di questi prodotti oppure sono le Banche/Assicurazioni che hanno iniziato a “spingerle”?

La risposta esatta è la seconda: con la tassazione sulle rendite finanziarie passata dal 20% al 26% (ad eccezione di quelle legate a titoli di Stato ed equiparati – al 12,5%), è stato dato un assist notevole ai produttori e distributori di questo prodotto.

Assist che poi ha portato ad un vero e proprio “goal a porta vuota” di fronte ad un investitore spaventato da un simile fardello da pagare immediatamente allo Stato.

Detto dei numeri, passiamo al contenuto: perché le Banche collocano prodotti assicurativi?

Dobbiamo considerare che le polizze unit linked rappresentano una fonte di notevole redditività per Banche e Compagnie Assicurative.

Nella maggior parte dei casi, infatti, all’interno delle polizze vengono inseriti, a seconda della linea di rischio prescelta, fondi interni ed esterni che fanno lievitare il costo annuo della polizza.

Se poi a questi costi aggiungiamo un costo di caricamento iniziale ed un costo decrescente di anno in anno in caso di riscatto anticipato (solitamente questo costo si azzera solo dal quinto anno in poi), ecco che il prodotto assicurativo-finanziario diventa il prodotto più costoso sul mercato.

Giusto per dare un termine di confronto basta considerare che il costo totale a carico del risparmiatore può raggiungere anche un livello doppio rispetto al costo dell’investimento diretto nei fondi contenuti all’interno della polizza (figuriamoci se fossero ETF!).

Le polizze unit linked sono peraltro ancor più favorevoli per i bilanci delle Compagnie che detengono questi prodotti poiché dopo l’introduzione delle regole di Solvency II tali prodotti non vanno ad appesantire i bilanci delle Compagnie stesse, per via del fatto che non devono assicurare la garanzia di un rendimento minimo come le polizze vita tradizionali (ramo I).

Per contro, l’investitore, invece, spesso fa fatica a capire nel dettaglio tali prodotti e i rischi sottostanti, dando per scontato che, trattandosi di prodotto assicurativo, i rischi siano limitati. Purtroppo spesso non è così.

Di sicuro i prospetti informativi non vengono incontro all’esigenza informativa del risparmiatore stesso, trattandosi molte volte di prospetti lunghi mediamente oltre 200 pagine!

Vi è una chiara difficoltà a capire i rischi, le garanzie (a proposito, non vi è più neppure la garanzia di rimborso del capitale investito!), i costi e caricamenti che contengono tali prodotti.

Insomma, un vero e proprio prodotto finanziario che contiene solo poche briciole di assicurativo.

Negli ultimi tempi le Compagnie sono corse ai ripari prevedendo delle forme miste e cioè le cosiddette polizze multi-ramo, che contengono una parte di polizza tradizionale con rendimento minimo garantito e restituzione del capitale ed una polizza di ramo III che non prevede tali garanzie ma che cerca l’extra-rendimento (finchè i mercati andranno bene…..).

Quale potrebbe essere una soluzione alternativa?

Sicuramente una soluzione perlomeno intermedia tra il profitto che devono incassare le Compagnie assicurative o le Bancassurance e l’investiore che deve pagare il conto……

Come?

Per esempio offrendo il contenitore della polizza a prezzi più contenuti e creando l’allocazione interna non con con fondi della Casa (che sono in pieno conflitto di interessi e spesso molto cari), ma ad esempio con ETF, strumenti molto meno cari e che permettono una diversificazione ottimale (se vuoi sapere cosa sono gli ETF puoi leggere il nostro whitepaper).

Noi di reFees ci siamo posti come mission quella di portare più trasparenza e chiarezza in merito ai costi “nascosti” negli investimenti, perchè riteniamo che un consapevole sia un investitore più sereno, soprattutto in questi anni di tassi ai minimi.

Ricordiamoci infatti che la componente costo è uno dei principali driver del rendimento di un investimento.

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